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LA BUENA ONDA CHE….. INONDA

Facebook Twitter Google +   Bellissima la sensazione quando entri in un teatro, il nostro straordinario Vittorio Emanuele di Messina e trovi gli attori che ti aspettano e le luci accese. E’ un annuncio di una festa ed, infatti, mentre Rocco Papaleo e Giovanni Esposito, vestito in abiti da Comandante di una nave, sono sotto […]

 

Bellissima la sensazione quando entri in un teatro, il nostro straordinario Vittorio Emanuele di Messina e trovi gli attori che ti aspettano e le luci accese. E’ un annuncio di una festa ed, infatti, mentre Rocco Papaleo e Giovanni Esposito, vestito in abiti da Comandante di una nave, sono sotto il palco che accolgono chi entra, hai subito la sensazione che sei salita a bordo, che sei un passeggero incoraggiato dai sorrisi e dalla disponibilità della Buena Onda : lo vivi perché sei direttamente nel teatro della nave dove si fa spettacolo, ma lo vivi anche perchè la Buena Onda è uno stravagantissimo teatro lunare che non si fermerà mai e che sopravvivera’ anche se la nave dovesse arrivare improvvisamente in un porto per non ripartire mai piu’. E Poi ….il sipario si apre ed inizia una rappresentazione fluida e magnetica giocata tutta tra la canzone …il jazz..la musica ..la malinconia…e sì perché non ci può essere gioia senza tristezza.

Mentre siamo immersi nella salsedine ed onde marine che vediamo appannate in lontananza, Gegè Cristofori (Rocco Papaleo) musicista semi-fallito intona, in dialetto lucano, le sue originali canzoni inseguito dal capitano che vorrebbe invece briose melodie in italiano per i passeggeri. Naturalmente i contrasti sono solo apparenti ed alla ironia di Gegè si contrappone la voglia di teatro, mai sopita, del capitano e la piecè si snoda tra barzellette e curiosi spaccati di vita che diventano canzoni. Ma non vi sono divisioni di ruoli perché anche la band partecipa presentandosi, provando e raccontando. Quattro straordinari musicisti : i fratelli Accardo, Francesco alla chitarra e Jerry alle percussioni, Arturo Valiante al piano e Guerino Rondolone al contrabasso, smettono di suonare per entrare in sintonia con lo spettacolo e mostrare la bravura che è propria degli showmen (stupendo l’accenno a Roxanne da Mouline Rouge) ed il capo band di “Gegè e gli Incompresi” è lui l’istrionesco Papaleo. No, non siamo solo su un palco statico….già perché la nave va…senza una direzione, forse alla ricerca della vita stessa…e dunque, a momenti, si aprono le parentesi pensose di Gegè-Papaleo (veramente ho fatto di tutto come artista o avrei potuto dare ancora di piu’?) sempre immerso nel suo libretto di Revelè che gli ricorda che in fondo non si può essere contenti sempre perché la nostalgia è quella che ci rende veri ed il disvelamento del rigore del capitano che, alla fine, si dichiara uno scrittore di vita, un pensatore anche lui ironico e pungente. I due si scambiano abiti e cuore mentre irrompe la musica, le canzoni di Papaleo sempre un po’ “fuori le righe” e il continuo omaggio a Paolo Conte, uno degli autori italiani più intellettuali della musica italiana. In fondo ad entrambi manca l’amore che può essere trovato nella stessa nave coinvolgendo una spettatrice…un quasi sogno momentaneo, mentre il dialogo con lo spettatore è continuo sia dalla sala prove, sia nel finale ballo della Foca con il Puf pupuf…puf pupuf che ci fa divenire tutti stupidamente coraggiosi nel vivere la gioia.

Uno spettacolo colorato ed avvincente…felliniano …meridionale a modo nostro…scritto e diretto da Valter Lupo su cui primeggia un recitato a full text che mi fa pensare a quanto divario vi sia tra i nostri attori meridionali capaci di darti sangue e vita rispetto ad certi attori nordici che restano freddi innanzi a una memoria separabile. Non faccio un dividendo, poiche’ sarebbe banale. ma amo le voci forti che ti schiantano dentro che ti fanno sobbalzare sia di tristezza che di ludica fantasia. Amo ciò che resta e che comunica …amo la incorporazione delle parole che tornano nella dimensione più profonda della coscienza, sia che si rida o che si pianga. Rocco Papaleo e Giovanni Esposito mi inondano e non solo di quel mare raccontato ma di un teatro compreso e tramutato. E sottolineo un passaggio metaforico sublime che è contenuto in questo spettacolo …si viaggia a pelo d’acqua in un mondo prevalentemente concepito come cinema…nel senso che la dinamica teatrale non resta relegata al palcoscenico ma diventa un set a cielo aperto che accompagna gli spettatori sin oltre le mura di una serata assolutamente diversa.

 

Anna Maria Mazzaglia

 

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Autore: webnetworknews

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