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CARLO CECCHI E PIRANDELLO: UNA LEZIONE DI TEATRO

Facebook Twitter Google +   Al teatro Vittorio Emanuele di Messina ritorna Carlo Cecchi…non lo vedevamo da un po’ da queste parti, con un lavoro decisamente difficile l’“Enrico IV” di Luigi Pirandello. Lui, da Maestro di teatro trasforma la pièce teatrale in una lezione sul teatro di Pirandello e sul doppio gioco di attore e […]

 

Al teatro Vittorio Emanuele di Messina ritorna Carlo Cecchi…non lo vedevamo da un po’ da queste parti, con un lavoro decisamente difficile l’“Enrico IV” di Luigi Pirandello. Lui, da Maestro di teatro trasforma la pièce teatrale in una lezione sul teatro di Pirandello e sul doppio gioco di attore e regista. Quì la follia vince su tutto…non è piu’ patologia ma l’essenza del teatro e cioè mistificazione, in piu’ mi pare che il regista abbia un po’ giocato con tutto il mondo di Pirandello che, pure, dichiara stargli stretto…ma dopo un incipit su quattro personaggini minori…che saranno relegati al ruolo di servitori che scherzano un po’ di quale Enrico si parli… dandosi delle indicazioni sul modo di stare in scena appaiono i… personaggi in cerca di autore, semplicemente spostando pareti che sono i visitatori di un Museo…nobili in cerca di un “nobile passato” oppure di una giovinezza o di un ricordo ed insieme a loro appare anche un ironico Amleto.
Ma noi chi siamo e come appariamo? Destinati da sempre a far uso del “nascondimento” pur conservando la lucidità del vedere e del capire scegliamo forse una forma di sparizione presente?

E cosa accade in scena? Siamo nell’epoca moderna ed un uomo cade da cavallo durante un corteo in costume proprio mentre impersonava l’imperatore di Germania Enrico IV. Guarito, almeno così sembrava, crede di essere veramente il personaggio della finzione. Per anni vive rinchiuso, ovattandosi per allontanarsi dal mondo reale, utilizzando quattro uomini pagati per fingersi suoi consiglieri segreti. Ma senza che nessuno lo sappia l’uomo riacquista la ragione ..e decide che vuole continuare la vita di prima, perché guardarsi attorno non gli conviene, cioè sceglie lucidamente la pazzia. Così diventa spettatore di tutto il dramma che coinvolge anche la donna che amava, Matilde Spina ed il suo amante Tito Belcredi con un dottore che vorrebbe farlo rinsavire.

Adattatore, regista e attore protagonista, Carlo Cecchi accettando una recitazione provocatoria alla Gasman alla fine si diverte quasi e ridisegna un personaggio tutto suo, sia, a suo modo, per ammorbidire un testo che evidentemente non approva, sia per integrarlo con ruoli assegnati ad altri attori che inscenano un Pirandello spaziato e spaziale. Così Cecchi ammorbidisce la sua recitazione accorciandola e mescolandosi agli altri attoriche devono dare la idea di un Pirandello moderno ed ampio, introducendo la figura del suggeritore in scena. Insomma Cecchi costruisce un “altro teatro”, o meglio una sua visione di Pirandello quasi ironizzando sulla struttura del teatro pirandelliano miscelando finzione ed umorismo. Raggiunge lo scopo questa Sua super reinterpretazione di un teatro da stravolgimento? Direi una grande lezione di teatro senz’altro che Cecchi puo’ permettersi dando però troppi imput allo spettatore. Lui vorrebbe trasferire la catechesi del “ Uno, nessuno, centomila”, delle maschere, del mancato confine tra normalità e follia su cui si fonda la filosofia esistenziale di Pirandello, la rinuncia alla vita per la salvaguardia dell’io dal pericolo della sofferenza, insomma tutte le tematiche della intera produzione pirandelliana, semplicemente dissacrando il tempio della scena in una rappresentazione trasformista, dando per scontato che lo spettatore sia talmente colto da coglierne tutti gli aspetti.

Il risultato però carica di noia e confondibilità lo spettatore, questo Enrico IV non è immediatamente leggibile. E’ ermetico, distante, intellettuale, a tratti solo riesci a cogliere la genialità della creazione, ma per il resto è inaccessibile.

Tutto si perdona al Grande Cecchi che ha ottime intuizioni ma non gli si puo’ condonare di divenire criptico e distante. Si capisce solo che Lui si sta divertendo un mondo e che si senta quell’esiliato lucido che non vuol farsi scoprire, ma mi si perdoni che accanto alle statue che ricordano il passato lo spettatore voglia ritrovare la misura dell’Enrico IV di Shakespeare….Be’ ma Lui stesso lo confessa: “predomina la sua vocazione teatrale…il teatro…il teatro nel teatro ed il teatro del teatro sono il vero tema dello spettacolo”

Elegantissima la messinscena ed i costumi di Nanà Cecchi e le luci di Camilla Piccioni
in scena bravi gli attori Angelica Ippolito, il dottore (Gigio Morra) Tito (Roberto Trifirò) ma anche Dario Iubatti, Federico Brugnone, Remo Stella, Chiara Mancuso, Matteo Lai e Davide Giordano.

 

Anna Mazzaglia

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Autore: webnetworknews

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