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Aurielia Thierrée e Jaime Martinez : se solo sai sognare

Facebook Twitter Google + Bells and Spells al Teatro Vittorio Emanuele di Messina Aurielia Thierreé, figlia di Victoria Chapline e dell’attore-regista Jean Baptiste Thierrée, che per anni ci hanno deliziato con il loro sorprendente “Cirque Imaginaire”, in coppia con Jaime Martinez, portoricano, hanno debuttato in prima nazionale al Festival di Spoleto con lo spettacolo ” […]

Bells and Spells al Teatro Vittorio Emanuele di Messina

Aurielia Thierreé, figlia di Victoria Chapline e dell’attore-regista Jean Baptiste Thierrée, che per anni ci hanno deliziato con il loro sorprendente “Cirque Imaginaire”, in coppia con Jaime Martinez, portoricano, hanno debuttato in prima nazionale al Festival di Spoleto con lo spettacolo ” Bells and Spells”- Campanelli ed Incantesimi che oggi approda al Teatro Vittorio Emanuele di Messina in replica sino a Domenica. Estasiata di ciò che ho visto e che non credevo possibile rendere in un teatro con dovizia di particolari, non sono per nulla in accordo con quelli che definiscono “circense” uno spettacolo così geniale che sconfina nel meta-teatro notando che viene abilmente messo in scena il cinema ed i suoi effetti speciali e la luce in modo magistrale. Chaplin è stato un mito grottesco ed ironico ma anche emozionante …ha insomma inventato, continuamente sognando, una vita che potesse essere necessariamente sublime e come miracolata dal sogno. La figlia e la nipote hanno nel DNA lo stesso sguardo…completo e magneticamente pieno e creativo. Apparentemente viene narrata la storia di una cleptomane che si innamora talmente degli oggetti da diventare essa stessa oggetto, come entrando in un mondo parallelo che solo filosoficamente noi abbiamo percepito e che gli esoterici si sono spaccati in due per dimostrarlo. Il mondo è apparenza …noi non sappiamo la lega di cui è composto un tavolo summa di aspetti materiali o materialistici e noi persone forse…e se fossimo tavolo o sedia o quello stesso quadro che ci fa sognare? Meglio immergerci….- diciamo spesso senza capire il senso.- un tuffo nell’arte è una soglia che bisogna attraversare entrando in altra Energia. Ciò che vediamo come prima scena è una serie di persone diverse (ed una che non mostra il volto)sedute e vi sono due porte una da cui si entra e l’altra da cui si esce… ad ogni suono del campanello e le persone cambiano posto…tutto ciò però esposto subito in modo divertente quasi facendo ridere …ma forse il campanello è l’espressione di una consegna e di una rinascita qualcuno esce qualcuno ritorna? A mano a mano, resta solo la donna di cui non vediamo il volto…sembrerebbe una vecchina, la donna all’inizio rimasta sola è talmente impressionata dal quadro che questo si stacca con tutta la parete prendendo vita…come se la stanza fluttuasse e si entrasse per un vano segreto nel mondo di “Alice nel Paese Della Meraviglie”. Fin da quando lessi questo libro, ed ero davvero piccola, mi impressionò la ricerca delle dimensioni dell’essere, perchè mi sembro’ subito più che un banale romanzo; infatti, scritto dal matematico e scrittore inglese Lewis Carrol, narra di una ragazzina che è sospesa tra l’idea di crescere o restare piccola …ma per fare questo deve proprio penetrare in un luogo distante ed unico e questo lo fa da sola, poiché ha intuito che la storia si ripete e che siamo tutti dentro un grande moderno Bildenberg e dunque dentro una allucinazione sociale …come potrebbe scappare lei da una realtà che non le piace? Con la immaginazione perchè è essa con l’arte e la creatività che sono il regno del puro spirito che potranno demolire il sistema finto? Attraverso la immaginazione possiamo distruggere la realtà e riedificarla a modo nostro? .Dunque pillola rossa o pillola blu? Ed entriamo nell’atemporale mondo di Chaplin riavvolgendo il nastro…Qui è il campanello che magicamente ha il ruolo della pillola …Vuoi entrare? ed entri insieme ai protagonisti dentro una poltrona nella quale scompare chi vi stava seduto e che esce di scena quasi ballando il tip tap e fai una esperienza di un continuo semovente cambio di scena in atto unico, dove il tango è l’iniziale movimento di un teatro danza che è arricchito dall’illusionismo continuo. Una porta girevole trasforma in continuazione il vestito della protagonista la quale entra in un negozio di vestiti e poi. in un attimo, si personifica con un manichino uscendo come se realizzasse un incanto proprio con il vestito del manichino stesso, ma notando lenzuoli esposti in un armadio ne prende due per infilarli nel cappotto ed ecco il miracolo si ripete…. dall’armadio sono scomparsi tutti i lenzuoli rimanenti, e così continuamente ballando ballando (qui ove la danza partecipa del mondo magico) escono ed entrano di scena paraventi e pareti che tornano nel retro palco da soli giovano a spostare teste a giocare tra nani e strani figuri con altre teste ma i protagonisti …gli inventori sono sempre loro coadiuvati da un ristretto numero di coprimari serventi, solo tre. e mentre i due si arrampicano danzando su un mondo che si popola di attaccapanni, questi si mescolano e compongono trasformandosi in drago che, gioia delle gioie, se ne va da solo cavalcato dalla sua dominatrice…così si susseguono avvenimenti magici in un continuum, sino alla scena dei lenzuoli che poi mostrano all’interno uno strano animale appeso ma che fine fa la cleptomane? scompare nel nulla appesa ad un telo come dissolvendosi…è la sua immaginazione che si sta calmando interrompendo la corsa stupenda e creativa …Lei ritorna all’improvviso entrando dalla solita porta e sedendosi in una realtà che da quel momento in poi non sarà piu’ la stessa. Si tratta in fondo di un mondo dove la logica è l’analogia ed il rigore il paradosso, ma questo è un mondo che accoglie, trasforma e restituisce, così come fa chiunque sogna un ideale. astraendosi dal mondo reale. Possibilmente una grande regista non puo’ che aver raccolto immagini visioni e consapevolezze che ripropone per una completa riflessione oltre che per un incantamento.

Certo che questo invertire la prospettiva ha un suo fascino, poiché è come se la vita vissuta si muovesse insieme al proprio inconscio fanciullesco delle immagini, portandole ad una continua riflessione che diviene accogliente

ritornata dal non -luogo al luogo ora è da qui che inizierà la sua nuova battaglia o forse finalmente il riposo.

Ma io non voglio andare tra i matti” osservò Alice.

Beh, non hai altra scelta” disse lo Stregatto: “Qui siamo tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta”.

Come lo sai che sono matta?”, disse Alice.

Per forza” disse lo Stregatto, “altrimenti non saresti venuta qui”.

Inutile dire che la coppia di artisti ha fatto delirare il numeroso pubblico del Teatro Vittorio Emanuele, con gli oggetti, i costumi, ma sopratutto con le luci che si abbassano sino al quasi buio e tornano a rendere centrale gli accadimenti, come solo chi conosce la funzione della luce nel cinema dunque una funzione superlativa e sublime.
Lo spettacolo, è stato creato e montato da
Victoria Chaplin, con le musiche di Don Bouffand, condotte a ritmo serrato, utilizzando la velocità della mimica e del travestimento alla Fregoli.. che dire? Resto a bocca aperta come un bambino innanzi alla sua creazione…o alla scoperta. Bravi? Sarebbe riduttivo preferisco eccelsi!
Al successo della serata hanno contribuito anche gli attori-pantomimi e tecnici e strumentisti di scena per i numerosi cambiamenti, che sono:
Gero Walter, Marco D’Amico, Monika Schwarzl. E giuro che dai tempi dei magistrali film di Chaplin non ho mai visto una così grande bellezza e leggerezza sul palco di un teatro tanto da essere grata per la mia ritrovata consapevolezza ai due magici performer Aurélia Thierrée e Jaime Martinez . Insomma ho varcato la soglia del mio campo magnetico e mi sono persa di nuovo magicamente nel cosmo attratta dallo stupore delle ali della farfalla.

Anna Maria Mazzaglia Miceli

https://www.youtube.com/watch?v=WTBVO0qmZyU

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Autore: Anna Mazzaglia

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