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PENSIAMOCI BENE… GIACOMINI

Facebook Twitter Google + Grande Leo Gullotta al Teatro Vittorio Emanuele di Messina Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Leo Gullotta decreta il successo di una opera di Pirandello “Pensaci Giacomino” che, messa in scena da altri, sarebbe comunque stata senza l’anima dell’immenso protagonista. La produzione di questo lavoro è del Teatro Stabile di Catania […]

Grande Leo Gullotta al Teatro Vittorio Emanuele di Messina

Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, Leo Gullotta decreta il successo di una opera di Pirandello “Pensaci Giacomino” che, messa in scena da altri, sarebbe comunque stata senza l’anima dell’immenso protagonista. La produzione di questo lavoro è del Teatro Stabile di Catania con Enfi Teatro, ma nella rilettura drammaturgica di Fabio Grossi che ne cura la regia. Fabio Grossi ha compiuto il miracolo: l’azione scenica si svolge in un atto unico di un’ora e mezza, tenendo ben presente la personalità di Leo Gullotta che ha fuso sino alla identità con un Pirandello davvero nuovo. Non c’è solo la ironia amara di Pirandello, ma la comicità delle figurazioni speciali, rese volutamente ridicole, poiché nella vicenda surreale, si innesta la domanda solita: Le voci di fuori hanno una loro logicità? Il si dice…la gente…ha una sua importanza innanzi a alla forte autodeterminazione di un uomo che, dopo anni di lavoro, decide di voler non solo riprendersi quello che lo Stato gli ha tolto, ma anche parte della sua coscienza? Si dice …quanto più siamo vecchi o vicini all’ultimo distacco, tanto più diventiamo consapevoli e non importa se la nostra consapevolezza fa di noi degli outsider l’importante è ESSERE. Accanto a Leo Gullotta in scena Liborio Natali, Rita Abela, Federica Bern, Valentina Gristina, Gaia Lo Vecchio, Marco Guglielmi, Valerio Santi e Sergio Mascherpa. Angela Gallaro Goracci firma una scena che ho amato subito poiché ,a mio avviso, preannuncia con i colori eccessivi del quadro che ci appare, la linea di Pirandello ….”Tutti pupi semu” …e le forti tinte di questi personaggi dipinti mi fanno venire in mente le marionette siciliane che hanno colpito la mia fantasia di bambina per la cromaticità, ma forse anche l’espressionismo tedesco così caro allo stesso Pirandello, comunque questi colorati figuranti esterni ogni tanto si muovono e sovrastano la scena, quasi a dichiarare che sono loro i giganti le voci di fuori che ci scrutano con occhi irriverenti e che, dunque, schiavi fummo e schiavi resteremo se…….se non avremo la forza di prendere atto, a costo del ridicolo, che il nulla è nulla e noi stessi SIAMO. I costumi della stessa Gallaro Goracci collocano l’opera negli anni 50 mentre originali ed impreviste le musiche di Germano Mazzocchetti ed ovviamente fondamentali le luci di Umile Vainieri. Grossi pospone l’azione negli anni ’50, poiché modernizza tutto lo scritto pirandelliano ponendolo alla vigilia di quello che sarebbe dovuto essere il boom industriale che doveva traghettare il nostro dilaniato paese verso un’epoca per sempre perfetta: quelle delle ritrovate libertà. Pirandello scrisse la commedia in italiano nel 1917, e ciò fa sì che Grassi possa di nuovo giocare con una modernità interpretativa, riscrivendo pagine di forte denuncia sociale ex post, facendoci interrogare se poi dal 1917 sia realmente cambiato qualcosa e se la libertà è stata davvero realizzata o se non siamo oggi piu’ pupi di prima. Si tratta della storia di un uomo, l’anziano Prof. Toti, avanti negli anni, sbeffeggiato dai suoi alunni ma anche dal Preside che lo vorrebbe in pensione e persino dal bidello, sarebbe un vinto di verghiana memoria? Assolutamente NO, lui giustifica i ruoli…. e distingue l’uomo dal professore e dunque i ragazzi dagli studenti, sembra avere comprensione della parte profonda degli individui e, dunque, non dà peso a ciò che appare e annuncia quasi subito che forse è venuta l’ora di sposarsi, fa un ragionamento da traino incredibile…”dovrei andare in pensione ebbene mi sposo così faccio del bene a qualcun altro e lo Stato deve dunque pagare la pensione a chi resta” e mentre espone le sue idee gli occhi si posano su una ragazza maltrattata dai genitori che fa la serva nella scuola ma che è giovane ed in un lampo annuncia che non solo si sposa ma con una ragazza giovane perchè così lo Stato dovrà pagare più a lungo. La ragazza è la figlia del bidello cui lo stesso confida il suo progetto. Ovviamente il poveraccio ne è entusiasta ma …ed ecco che si innesta la commedia degli equivoci: la ragazza cui l’anziano Professore promette di essere padre ha pensato che Lui è intervenuto in sua difesa ed aiuto perchè vuole sposare l’amato Giacomino, ed apprende che la ragazza è incinta. Questo causa l’indignazione dei genitori che la malmenano in modo grottesco, poiché la ragazza è disonorata da uno spiantato. Il professore ora ha un compito più grande quello di sposare lo stesso la ragazza…. di diventare nonno del ragazzino concedendo ai due giovani di frequentarsi. Questo gli detta la ragione ed il cuore, questo fa di lui il decantato UOMO di Pirandello, l’uomo solo, incompreso e chiacchierato che sfida la società malpensante. Divertente è aver ideato di disegnare sagome in questi interni grotteschi, dalla cameriera urlante ed isterica di casa, estremamente popolana, a quella strascicata e lenta di casa della sorella di Giacomino, alla stessa sorella di Giacomino che urla in modo stizzoso e sopranesco. Queste azioni sceniche rendono la figura del protagonista ancora più centrale e preponderante nella sua azione follemente lucida. Il povero professore diventato ricco e avendo creato una Banca decide di far direttore Giacomino e diventa lo zimbello del paese. Attenzione non odiato per la sua ricchezza, ma perchè permette qualcosa che per i benpensanti è scandaloso. E al pianto della moglie reagisce fortemente…è accaduto che Giacomino ha lasciato la Banca e non si trova. Cosa fa il Professore? Si reca a casa della sorella di Giacomino con il bambino in carrozzella e pretende di parlare con Giacomino e sebbene il ragazzo dice di essersi fidanzato lo mette di fronte alle sue responsabilità: Giacomino deve crescere… ha un figlio che è suo e non può più giocare. Non appena Giacomino prende il bambino in braccio i due si eclissano e si sente una risata da neonato felice…. ciò fa sì che il Professore si illumini in una maniera che solo Gullotta sa rendere. Tutto egli ha messo al dovuto posto e questa era la missione della sua esistenza: gli affetti, il bambino che ride resta la voce ultima che impera la scena.

Riflettiamo….. il  premio Nobel agrigentino con un dirompente e pensoso ma straordinario Leo Gullotta ha creato una vera e propria rivoluzione, l’anima che si ribella, lo spirito che esalta il sogno che si avvera, anticipando il metodo moderno che non è “pensaci Giacomino”, ma pensate voi tutti per dove stiamo andando, quali vie stiamo percorrendo….quale etica abbiamo messo nelle nostre discutibili società odierne, in quale ginepraio disinformativo stiamo precipitando… il professor Toti è personaggio cardine della vicenda, per sezionare accadimenti e nodi nascosti della nostra bieca società umana Qui si racconta “la solitudine dei numeri uno”, la condizione femminile, l’arrivismo dei nuovi burocrati, l’invadenza persino della Chiesa. Mai opera è stata sviscerata meglio, segmento per segmento, richiamando al proprio centro l’Uomo giusto, l’uomo che deve tra ridicolizzazione e senza compromessi, proteggere la vera bellezza della esistenza …dove persino la ricchezza deve essere vista come ingombrante per chi ama il ritorno alla essenza. Alla fine, in questa “tragedia civile” a farne le spese è proprio l’uomo giusto che sostenendo un apparente ruolo di PUPO deve salvare col matrimonio ed indi con sacrificio Maddalena. Quando le luci si abbassano noi vediamo l’Uomo che va e il nuovo nato che arriva e qui che Leo diventa lirico, che supera se stesso creando anche una commozione essenziale. In questo teatro e da questo fare teatro… mi sento salvata, elevata e partecipo all’applauso a scena aperta allo stesso emozionato Gullotta che se pure inciampa nei gradini, manda avanti i suoi co-attori e rialzandosi ringrazia commosso un pubblico….che….giuro non sarà piu’ lo stesso uscendo…anche se non tutti hanno capito… questo è il teatro del pensamento e del rinnovamento…questo è Pirandello che si fa Leo Gullotta per essere ancora il grande Pirandello portato in scena numerose volte da mio padre, che riscrisse molte argute pagine interpretative. Questo è il racconto perenne che mio padre mi trasmise nel DNA …forse volendolo fortemente…perchè il suo sogno sopravvivesse e Gullotta me lo ripropone… sì perchè noi siamo proiettati in un infinito circolare in cui nulla avviene per caso.

Anna Maria Mazzaglia Miceli

 

 

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Autore: webnetworknews

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