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MIMMO CALOPRESTI: SUCCESSO E APPLAUSI AL TEATRO ANTICO DI TAORMINA

Facebook Twitter Google + A Taormina il film Aspromonte la terra degli ultimi blocca il Teatro Greco !. Applausi a scena aperta e molta commozione e tutti fermi per una ultima parola da scambiare col regista Mimmo Calopresti Tratto dal romanzo “Via dell’Aspromonte” di Pietro Criaco, la sceneggiatura e dello stesso Calopresti con Monica Zapelli. […]

A Taormina il film Aspromonte la terra degli ultimi blocca il Teatro Greco !. Applausi a scena aperta e molta commozione e tutti fermi per una ultima parola da scambiare col regista Mimmo Calopresti

Tratto dal romanzo “Via dell’Aspromonte” di Pietro Criaco, la sceneggiatura e dello stesso Calopresti con Monica Zapelli. Nel Cast: Valeria Bruni Tedeschi, Marcello Fonte, Francesco Coletta, Marco Leonardi, Sergio Rubini, Fabrizio Gifunie ed Elisabetta Grecoraci; la fotografia è di Stefano Falivene, il montaggio di Valerio Quintarelli, la musica d’anima bellissima di Nicola Piovani, ma il produttore e distributore è Fulvio Lucisano con la figlia Federica Lucisano.

Mimmo Calopresti mi dice::capisco che il film ti sia piaciuto perché parla di Noi, del nostro Sud, anche quello scomparso, di noi non perdenti, ma gli ultimi poeti, gli ultimi lottatori, gli ultimi sognatori.

Quindi siamo immessi nel paese di Africo, a pochi passi da Reggio Calabria, dove inizia quell’Aspromonte chiacchierato e vituperato come se esistesse solo la ndrangheta. Qui senza luce elettrica. Senza medico una comunità resiste stretta da una condivisione legata ai valori della terra, E’ una comunità fatta di donne di veri uomini di un poeta che ama il silenzio e di molti bambini, che dovrebbero andare a scuola, ed arriva una maestra giusta carismatica innocente che viene da Como e che riesce ad interessare i ragazzi e non solo, anche Lei forse trova pace dopo qualche sofferenza.. Il Villaggio si ribella vuole un medico ed ottiene una risposta, ma intanto una donna muore di parto e la rabbia ma anche la voglia di farcela spinge la comunità a tentare la costruzione di una strada di pietre che porti rapidamente alla marina

lo Stato non può essere solo esattore di tasse, persino sulle capre. Ma non finisce qui, le restrizioni arrivano anche dalle Uniformi e dai divieti. La comunità sta diventando una minaccia richiamando anche la stampa. I ragazzi sognano e cercano di leggere come cerca di insegnare la Maestra, ma a fermarli anche una sorta di comandante della comunità che ha sottratto ad un uomo la moglie e pure i due si sfidano senza denunciarsi (almeno Lui è sempre uno di loro che mette pace nelle liti.. Alla fine vinti decidono di lasciare il paese tutti per andare a cercare un futuro di pace, troppi ostacoli per dei puri. Il film è sentimentale profondamente narrando della nostra immigrazione e dei paesi fantasma che spesso ci fanno chiedere ma dove sono andati tutti? Africo fu distrutta da una alluvione e vive nel ricordo di chi lì è nato come lo scrittore del libro. Ma Calopresti ci lascia un finale a sorpresa di un ritorno inatteso, qualcuno che arriva con un elicottero a riprendere in un angolo il suo manoscritto. Sul set ci sono Valeria Bruni Tedeschi, che arriva a dorso d’asino; Marcello Fonte, la rivelazione di Matteo Garrone, Palma d’oro a Cannes, che fa il poeta e che all’inizio prende sottogamba l’importanza della strada e che poi crea immagini surreali anche con la festa del circo. Direi…scivolando scivolando, come la terra che si sgretola, entriamo dentro la terra, ci arriva l’odore dell’umido della infanzia e il muso sporco dei compagni di scuola persi lungo la strada ma anche tutta quella ingenuità che era insegnamento onore e bellezza. Non sempre abbiamo saputo difendere le nostre terre d’anima, non sempre siamo rimasti in quelle campagne a cercare tra le erbe i fiori selvatici. Perchè eravamo civilizzati e dovevamo vivere l’avvento del nulla, dovevamo essere eruditi dovevamo per forza conoscere altro e viaggiare e i nostri paesi sono spettrali, ma vivono nel nostro sogno piu’ intimo che questa sera Mimmo Calopresti ci restituisce. E’ un fim grandioso, poetico, reale, che non si perde per strada ma che unisce, critici, pubblico. Ma sapete qual è il regalo piu’ bello? Ecco mentre scendo giù dal Teatro incontrare Lui il magnetico Lucisano, stringere la mano del grande cinema d’autore, avere l’onore di incontrare qui coloro che hanno il cinema dentro e che di cene, banchetti e stupidaggini simili fanno sinceramente a meno, perché tutti devono fermarsi in religioso silenzio innanzi a film come questi e restare seduti in sala o al Teatro Greco a vedere la reazione del pubblico a sentire il calore di un cinema che inonda. Tutto il film è visto con gli occhi di un bambino che guarda, che diventa uomo e che tornerà…un giorno lontanissimo di un possibile domani.. Suo padre è nel film l’attore Francesco Colella, quello che incita alla rivolta con lo spaccapietre Marco Leonardi e si scontra col brigante, Sergio Rubini, in sella al cavallo probabile simbolo di potere, e vuole che tutto resti com’è.

In questo luogo di memoria: Africo nell’etimologia greca vuol dire schiuma, girare un film è un’avventura, e meno male – sottolinea Calopresti – “che c’è Fortunato che sul set porta i suoi animali e cucina usando prodotti che sanno di quest’aria saporita, diversa dalle città. Una storia che racconta nel fango la povertà più nuda, quella vera. «Hai detto agli attori che devono camminare a piedi nudi?», chiede Lucisano a Calopresti, calabrese pure lui, che sorride: «Fulvio mi ha detto che una cosa così non l’aveva mai fatta».” Valeria Bruni Tedeschi che faceva in un posto così? «Ha cercato di capire cosa volevo da lei, le ho dato poche indicazioni, è stata curiosa, sul set ha voluto portare i suoi figli». Gli Ultimi? difficile parlare senza retorica degli ultimi. «Luogo geografico e dell’anima, cronaca e favola, Africo è in Europa e ci ricorda cosa, solo 70 anni fa, poteva essere la nostra terra, ma in quanto terra del Sud assomiglia nei suoi sogni e nelle sue sconfitte a tutte le periferie del mondo. L’ambientazione è in un’Italia prima del boom economico, vediamo un paese fantasma…una frazione dimenticata e quindi un paese isolato e dichiarato morto prima della fine.

La mia storia è simile…vengo da un paese che piu’ non esiste e nel cuore porto visi, sorrisi lacrime e tempeste ma lì e solo lì sono stata felice, bambina non spensierata ma anche una donna che si è salvata grazie al cinema ed a una passione che ti fa sentire viva perché nel cinema e col cinema puoi rivivere queii momenti di estrema e massima libertà. Il mio paragone è la farfalla così sommamente perfetta nelle sue infinite forme di colori mai definiti ma percepibili…eppure la sua vita intensa dura un giorno ed ho sempre pensato che rare volte si vive la stessa intensità. Grazie Mimmo Calopresti.

Anna Maria Mazzaglia

#aspromonte #laterradegliultimi Il trailer al mercato di Cannes per vendite estere. Comincia l'avventura. #contoallarovescia #nonvedoloradiuscire

Gepostet von Mimmo Calopresti am Mittwoch, 15. Mai 2019

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Autore: Anna Mazzaglia

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