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INCANTA LA REGINA DI GHIACCIO CON UNA SPLENDIDA LORELLA CUCCARINI

Facebook Twitter Google +   Il musical, da sempre, ha sottolineato la dimensione onirica, quella del sogno subcosciente che ci connette con una eterna infanzia e Broadway ce lo ha insegnato favorendo il consolidarsi di un mercato delle partiture. Si compie un vero rinnovamento musicale che certo appare ancora piu’ chiaro ed evidente con “La […]

 

Il musical, da sempre, ha sottolineato la dimensione onirica, quella del sogno subcosciente che ci connette con una eterna infanzia e Broadway ce lo ha insegnato favorendo il consolidarsi di un mercato delle partiture. Si compie un vero rinnovamento musicale che certo appare ancora piu’ chiaro ed evidente con “La regina di ghiaccio” in scena al Teatro Vittorio Emanuele di Messina. La mia supponenza è subito punita: Turandot? Una opera che diventa musical? Vedremo! Ed invece assisto ad uno spettacolo completo, entusiasmante, affascinante che mi permea di favola …la bella favola che continua, si perché Turandot significa “Fanciulla del Tūrān”. Ed il musical è intriso di fanciulle …fanciulle sono pure le streghe …e fanciulla anzi bambola…. la bambina della Luna. Ma bambina è Turandot che non vuole amare e che si crea una corazza per non essere vittima di un amore incosciente, con lo stratagemma degli enigmi. Mi incantano le scene la rapidità dei cambi scena che si incalzano, solo con sipari colorati che si aprono e chiudono ma anche i costumi …la elevazione di Turandot oltre la sua altezza, nel momento in cui il vestito bianco e gelido si infiamma.

Dal Poema iranico alla settecentesca fiaba teatrale, Turandot, rimane una opera lirica che Puccini musicò agli inizi del ‘900 una incompiuta opera dalle arie divine che qui diviene una favola da raccontare cantando e ballando.

Appena il sipario si alza siamo proiettati in un museo , vi è un vestito in una teca e dei visitatori non sono interessati a Turandot ma si dirigono a osservare la locandina di La Boheme. I quadri si stagliano netti in un omaggio al compositore sacrale quasi a scusarsi della dissacrazione dell’opera. Ma mentre i visitatori sono disattenti arrivano tre donne di oggi a scuotere le nostre anime addormentate…per loro Turandot è solo un “opera maledetta” perché, tutto si ricreerà nel gioco fantastico di una nuova rivisitazione canora.

Così inizia la fiaba cui Maurizio Colombi si ispira liberamente, per questo nuovo musical per grandi e piccini, in un continuo “all talking, all singing, all dancing “ in uno show musical. Mi sembra quasi di rivivere “A pretty Girl is Like a Melody”: “Una bella ragazza é come una melodia che ti ossessiona notte e giorno. Come il canto di un ammaliante ritornello, lei inizierà una maratona e correrà nel tuo cervello” e Lorella Cuccarini incarna il modello della fanciulla distante ed intoccabile in modo perfetto. Momento commovente Il “Nessun Dorma” proposto all’improvviso in una nuova altalena di ricordi incancellabili. Sicuramente questo nuovo musical presenta un cast di grandi protagonisti, sì perché anche secondari e coprimari sono eccellentissimi nella recitazione e nel canto

Disegnare i decisi profili del Signore del Sole – Yao e della Bambina della Luna – Chang’è dà allo spettacolo una veste di innovazione coraggiosa e di gran stile e Sergio Mancinelli e Daniela Simula sono mattador di scena. Le tre streghe,Tormenta, Nebbia, Gelida e cioè Valentina Ferrari, Silvia Scartozzoni e Federica Buda sono tre potentissime voci ed anche l’anima rock del musical

E poi ci sono Ping, Pong e Pang, consiglieri dell’Imperatore, Giancarlo Teodori, Jonathan Guerrero, Adonà Mamo, che si nota per la sua abilità da soprano lirico leggero. Bravo Paolo Barillari, nella parte dell’Imperatore Altoum Che dire poi di

Pietro Pignatelli e Lorella Cuccarini. Grande e professionale Lorella e decisamente alla sua altezza Pietro Pignatelli, che persino emoziona perché lui è Calore, Amore, Fuoco. Lui è Calaf. Certo i vistosi costumi di Francesca Grossi e le scene di Alessandro Chiti sono essenziali alle atmosfere del sogno, congeniali, mutabili, colorati, permeanti e determinanti nel racconto almeno quanto la musica ed il racconto. I 18 brani inediti però spariscono di fronte al “Nessun Dorma”segno evidente che nessun brano si impone, nessun altro motivo resta nella memoria.

Ma si va via ristorati trasognati ed il pubblico applaude e non vorrebbe andar via …poichè il sogno è sogno che finisce….e fuori piove.

Anna Maria Mazzaglia Miceli

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Autore: webnetworknews

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