MA QUAL E’ LA REGOLA D’ORO?

Tra i pochi film che ho avuto il piacere di vedere al Palacongressi di Taormina “La regola d’oro” il film tanto atteso di di Alessandro Lunardelli giunto alla sua seconda opera e prodotto anche da RAI CINEMA, mi lascia interdetta. Il film vorrebbe narrare la storia di Ettore (Simone Liberati) un giovane sequestrato in Libano che rientra a casa e sembra non riconoscere nulla. Nella sua testa vi sono i rumori della guerra e un amore per la volontaria Jamila (Rita Hayek). Jamila viene rapita dai jihadisti, ed anche Ettore la segue disertando dal suo esercito. Trascorre il tempo e Lui viene liberato e Jamila…. non sapremo mai che fine fa o meglio certe volte nel pensiero di Ettore vi è il sogno di averla liberata ma non è cosi’. Ettore viene inghiottito dai media cui cerca inizialmente di sfuggire che fa di Lui un eroe romantico. Il protagonista reagisce fortemente sembra diventare aggressivo come quella guerra impietosa e lo è con la madre, una donna che, a quanto pare, non ha fatto altro che girare salotti televisivi, non sapremo mai se per aiutare il figlio o perchè vuole che lo stesso ritorni trionfante. Alla fine…Non possiamo raccontarvi la fine ma per Lui diventera’ importante l’incontro con Massimo (Edoardo Pesce). Un film che poteva essere interessante forse ma che gli sceneggiatori Davide Lantieri e Alessandro Lunardelli non hanno avuto il coraggio di affrontare sino in fondo, ripensano…. fanno troppi giri ed allungano il film che finisce solo per raccontare una tragedia italiana ma anche globale con interpreti poco convinti e convincenti e sopratutto preoccupati di strizzare troppo l’occhio a Taormina e al futuro Festival. Ciò pero’ che mi lascia sconcertata è il loro sottrarsi alle domande persino di Francesco Calogero ma anche del pubblico che vorrebbe capire questo pasticcio di più segmenti non sviluppati e di scene che non si capiscono. Per esempio non sapremo mai se Massimo è un cinico o uno che rispetta le libertà. E sopratutto non capiamo il titolo. Quale sarebbe la regola d’oro non sottrarsi mai allo star system? Restati inglobati nel meccanismo impietoso per cui vince la informazione distorta e i lustrini delle serate preconfezionate? E poi cosa c’entra la musica lirica? Un mondo colto che nulla ha a che vedere con pagliacci e meccanismi televisivi? Io posso dire quello che mi è arrivato. Ma poi sono spiazzata dalle risposte del regista. A me arriva solo che tutti siamo prigionieri e vittime e che la guerra serpeggia ovunque ed in qualsiasi modo che Massimo è un anti-sistema anche Lui del resto ha una malattia che parrebbe conosce solo Lui e che forse è proprio Lui che vorrebbe uccidersi sia pure per un attimo. La regola d’oro è allora un film di denuncia? E adesso rispondo: No. Anche per questo presentarsi del regista come fosse gia’ uno che dallo star system vuole trarre i suoi personali privilegi. Personalmente non amo per esempio Luca Guadagnino e le sue operazioni cinematografiche para-americane e questo film mi ricorda con sgomento che il cinema italiano arranca …vive male anche perchè questo mi sembra un film fatto per metterci dentro le regole d’oro del regista che non so quali siano. Il protagonista è sempre poco convincente anche nei primi piani da cui non traspare chi Lui sia o voglia essere. Ne viene fuori uno spaccato dell’uomo contemporaneo triste e che non reagisce e persino un mondo senza speranza. Lunardelli e Lantieri potevano fare una opera dirompente ma è come se avessero avuto paura di osare. Peccato il cinema italiano per salvarsi deve essere indipendente e lasciare che gli artisti denuncino fino in fondo questo “depredare il valore” ma se lo avessero fatto probabilmente il film poteva non essere finanziato? Simone Liberati che dire? Non mi convince? Vedremo in seguito. Ovviamente bravo Edoardo Pesce, ma lo sapevamo. Quantomeno è il solo che ti fa porre interrogativi.

Il cinema italiano ancora una volta purtroppo non decolla e per dire troppo in termini di lunghezza finisce col non dire nulla…restando su una superficie scivolosa ed imbarazzante.

Anna Maria Mazzaglia Miceli

 

 

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