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THE TALE E UN UNICO PIANO SEQUENZA CON ICE CREAM AND THE SOUND OF RAINDROPS E OCEAN’S 8

Facebook Twitter Google + TaoFilm Fest 2018 procede con cinema delle donne per le donne e uomini di ogni età Il nuovo film The Tale, visto oggi nella sala B del Palacongressi di Taormina è definito la perla cinematografica del momento: , diretto dalla regista di documentari Jennifer Fox. La storia è una nitida confessione della […]

TaoFilm Fest 2018 procede con cinema delle donne per le donne e uomini di ogni età

Il nuovo film The Tale, visto oggi nella sala B del Palacongressi di Taormina è definito la perla cinematografica del momento: , diretto dalla regista di documentari Jennifer Fox. La storia è una nitida confessione della stessa Fox, che attraversa la finzione per raccontare una tragica memoria infantile di abuso sessuale. Ad impersonarla sono due attrici: la Dern, che interpreta la sua versione adulta, e la giovane Isabelle Nélisse, la sua controparte di 13 anni. I due personaggi dialogano attraverso più di trent’anni per trasmettere quello che è stato definito un «memoir metacinematografico», un crudo racconto di stupro con una venatura surreale di consenso, che la Dern, nel suo personaggio, fatica a ricordare.

Secondo la stessa Fox, il tema della violenza sessuale qui si incrina e invita a riflettere sul concetto di “vittima” e di “ricordo”, cercando di tradurre in scena la sua esperienza profondamente contraddittoria. Nella storia, la ragazza di 13 anni scrive una lettera che la madre ritrova dopo 30 anni, legge con orrore e rispedisce alla figlia ormai adulta. Ma la donna ha ricordi confusi, nei quali vengono a fuoco un uomo, Bill, e la sua compagna, il personaggio di Mrs. G (la delicatissima Elizabeth Debicki). Il film dipinge la fatidica estate della Fox in compagnia della strana coppia, tra i passatempi della corsa e dell’equitazione, con una atmosfera decisamente anni Settanta. Il film ha avuto un gran successo in sala e secondo me, attira le attenzioni della critica. Come si evince dal titolo, gli aspetti metanarrativi lo rendono un prodotto coinvolgente non solo per la sensibilità femminile – in un periodo in cui la voce delle donne nel cinema è sempre più presente – ma anche per la sua capacità di esplorare il tema della violenza sessuale su più livelli, sia intimi che temporali. Ma si tratta poi di reale violenza sessuale? In questi film entrano in gioco piu’ piani della esistenza ed i personaggi non sono mai ciò che raccontano di loro. Anche la ragazza diventata adulta vuol rivedere chi le aveva giurato amore, ma non vi sono bambine violentate solo donne che devono fare i conti con il proprio passato interessante il film “Ice Cream and the Sound of Raindrops” che letteralmente si traduce in Gelato e il suono delle gocce di pioggia”. Si tratta di unico piano sequenza messo in atto da un gruppo di giovani attori che viene inserito nella produzione di una piccola città dal drammaturgo inglese Simon Stephens. Loro useranno i veri nomi per attingere alle proprie esperienze personali della vita con gioia o dramma. Ma dopo un mese di prova la produzione è cancellata. Ma una attrice non si arrende vogliono provare perché non venga distinta la loro concezione tra vita reale e palcoscenico. In una unica presa di 74 minuti  Daigo Matsui  fonde recitazione e vita passando dall’uno all’altro dei protagonisti, con una macchina semovente, ed in modo naturale anche la colonna sonora del gruppo rap Moroha si fonde nel vivo di una storia senza storia. Queste sono per me prove di autore. Trovo molto più interessante l’unico piano sequenza dell’italiano autore di cinema Salvatore Maira col suo mai dimenticato “Valzer”. Un film dunque tecnico che fatica a tenere attenti gli spettatori. Ma un festival internazionale è soprattutto questo…mostrare tutto, insieme a carinissimi corti come “Pray for Rome”di Ilaria Borrelli, accattivante denuncia sulla spazzatura di Roma commentata in tempo reale dalle statue e dalla storicità di Roma, con ironia ed intelligenza o l’altro di Maria Grazia Nazzari “Piu’ data che promessa”.

Mentre in sala B gran pubblico per “Ocean’s 8 di Gary Ross. Le star americane piu’ quotate del momento appaiono in perfetto accordo in questo film di rapina al femminile ma anche di vendetta (Rihanna, Cate Blanchett, Sandra Bullock, Anne Hathaway, Helena Bonham Carter &co, ma anche Serena Williams e Kim Kardashian versione cameo). Tutto studiato nei dettagli si svolge all’interno del Met Gala, ovvero l’evento più glamour di New York, e gli abiti e lo charme hanno un ruolo rilevante. Ma è sopratutto la collana della maison Cartier ad essere desideratissima dalle ladre di Ocean’s 8, action movie ad altissimo tasso di product placement in arrivo nei cinema italiani il 26 luglio.  

 

Si tratta di una copia ricostruita dagli archivi, perché l’originale, che era stato commissionato dal Maharaja del Nawanagar, è andato perduto. La collana fu chiamata dalla maison francese “Jeanne Toussaint”, in onore della più famosa direttrice creativa della gioielleria, la donna a cui si devono alcune delle produzioni più iconiche, a cominciare dal bracciale Pantera.  

 

Non esistendo più la vera collana Toussaint – aka “la più sorprendete cascata di diamanti colorati al mondo” – si è partiti da bozzetti e foto per realizzare in otto settimane anche l’originale.Un action movie abbastanza sempvente che avvince gli spettatori e che è destinato al grande pubblco. Direi proprio un film da Teatro Greco, passato in sala da concentrazione con un interesse maggiore anche nel far apprezzare il curatissimo montaggio. Direi bravi i selezionatori di questa 64 Edizione del Festival di Taormina e un encomio alla direttrice artistica, attenta e sempre in sala. Un festival che cresce ogni giorno per ripartire verso un nuomo modo di concepire il Festival del cinema qui a Taormina.

 

Anna Mazzaglia

 

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Autore: webnetworknews

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