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THE ELEVATOR: SOSPENSIONE E VERITA’

Facebook Twitter Google + IL CINEMA DI MASSIMO COGLITORE SUL GRANDE SCHERMO SCHEDA DEL FILM : REGIA: Massimo Coglitore; Sceneggiatura: Mauro Graiani e Riccardo Irrera; Fotografia: Vincenzo Carpineta; Montaggio: Osvaldo Bargero; Musiche: Stefano Caprioli, Produzione; Lupin Film; ATTORI: James Parks, Caroline Goodall,Burt Young, Katie Mcgovern, Katia Greco, Niccolò Senni, Gianfranco Terrin, Sara Lazzaro, Daniel Mba PAESE: […]

IL CINEMA DI MASSIMO COGLITORE SUL GRANDE SCHERMO

SCHEDA DEL FILM : REGIA: Massimo Coglitore; Sceneggiatura: Mauro Graiani e Riccardo Irrera; Fotografia: Vincenzo Carpineta; Montaggio: Osvaldo Bargero; Musiche: Stefano Caprioli, Produzione; Lupin Film; ATTORI: James Parks, Caroline Goodall,Burt Young, Katie Mcgovern, Katia Greco, Niccolò Senni, Gianfranco Terrin, Sara Lazzaro, Daniel Mba

PAESE: Italia; DURATA: 90 Min DISTRIBUZIONE: Europictures. Anno 2015. Uscita nelle sale 20 Giugno 2019

Dal 20 Giugno, finalmente nelle sale italiane, il film del regista messinese Massimo Coglitore che torna nella città dello Stretto, proprio ospitato dal Cinema Apollo per la prima del film ed ho così potuto rivedere “THE ELEVATOR”, nella versione doppiata in italiano. Poi ho guardato le recensioni, alcune straordinarie e vere… ne avevo parlato con Lui…e qui e lì vado a curiosare anche io per vedere che effetto abbia fatto il film, perchè volevo capire se i critici cinematografici, in generale, vedono gli stessi film che vedo io. Sì capisco è una produzione indipendente ma, proprio per questo, dovrebbe strabiliarci, se facciamo il confronto con tanti altri film italiani, fortemente supportati finanziariamente, che non definirei neppure cinema. Ma, succede sempre e non è una novità perchè anche con Peppuccio Tornatore la critica è stata sempre inclemente e ogni volta che presentava un nuovo film a Venezia quelli che definisco “poveracci dei miei colleghi” che amano i silenzi e i deserti spesso vuoti di storie, si sono sempre scalmanati a demolire i suoi film. Fatto sta che Tornatore, loro o non loro, piaccia o non piaccia, resta una icona indiscussa nel panorama del cinema internazionale. Non ho capito se è una sorte che tocca ai siciliani o se è un vezzo da “diversamente e superbamente colto” oppure se alcuni strizzano l’occhio alle produzioni da milioni di euro. No perchè capita anche a Venezia, film bellissimi bollati da una censura critica inquietante e film orrendi osannati e la mia domanda è ma ero nella stessa sala con questi “guastatori dell’occhio limpido”?

Perdonatemi, ma ormai dico tutto quello che penso. Io avevo visto il film del regista Massimo Coglitore tre anni fa al Festival di Taormina e l’ho trovato stupendamente limpido, commovente, in riga con le sue scelte registiche e di grande stile, Lui che è stato eternamente diviso tra certo cinema che definirei ormai quello del “labirinto” e la autopsia meticolosa di sentimenti umani complessi.

Vidi i suoi primi film girati da Lui quando aveva quattordici anni e già aveva definito uno stile, un percorso, aveva ben chiara la idea di una indagine a Lui cara: la sottile linea tra vita e morte e non solo l’idea del Bene e del Male e le conseguenze di certe scelte. “The Elevator” è un film già internazionale ma non americano nel senso degenere della parola, ma nel puro proiettarsi al di là della solita parete stereotipa di film commedia assai banali, o di ripetitivi thriller splash. Lo stile registico di Coglitore è riconoscibile ed immensamente trasparente. Il film tiene una tensione costante non ha salti, perchè è Lui che, seguendo la sua teoria del mondo di dentro e di quello fuori, volutamente li crea, seguendo un percorso mentale, non semplice, che trasmette all’occhio segreto della macchina da presa. Questo non è un film di genere ma inaugura sul grande schermo e con un lungometraggio il “cinema di pensiero” in un modo inusuale usando il film di genere in maniera evoluta: la ricerca del doppio, il potere le sue morse e, contemporaneamente, indaga gli opposti stati d’animo dei c.d. contendenti. La sceneggiatura è assai originale e non comprendo perchè Coglitore avrebbe dovuto reggere una suspence da thriller puro, mentre nella regia trasfonde il sotterraneo e non svelato mondo delle sue domande, creando una suspence piu’ profonda, per questo è un film che squarcia e scuote tutte le nostre certezze, ammesso che esistano verità assolute da noi conoscibili. Eh sì perchè il Mistero resta ombroso logico crudele…. E poi mi verrebbe da chiedergli….. come conosce così bene i sentimenti della madre? Mauro Graiani e Riccardo Irrera hanno scritto per Lui una sceneggiatura su misura, quella del cinema che Massimo Coglitore ama.

Nella sottotrama esiste anche una forte denuncia sociale, che resta in sottotraccia credo volutamente.

The Elevator, narra la storia di Jack, conduttore televisivo di un quiz game incalzante più del nostro “chi vuol essere milionario”, un uomo arrivato, carismatico che del potere e dei soldi ha fatto la sua regola di vita, che tornando a casa disinvolto viene sequestrato in un ascensore da una donna, Katherine, proprio nel giorno della festa del lavoro. La donna, resa folle da un dolore del passato, che non conosciamo, inizia il suo mostruoso quiz e questa volta sarà Jack a non dover sbagliare le sue risposte pena la vita. Le domande della donna sono puntuali precise incalzanti: è una inversione di ruoli: Lei pone un confronto da cui non si esce vivi…il tutto per tutto …Come puo’ avere quell’uomo dimenticato la infanzia la purezza, quando ha smesso di ricordare le dolci canzoni? e da quando si dedica a se stesso ed ai soldi che accumula in modo spasmodico? State attenti alle domande della donna. Fa domande sul cinema …sul cinema delle donne… chiedendo quale sia il film piu’ singolare, poi costringe l’uomo a capire che mestiere Lei possa fare…. ed anche le possibili motivazioni sul perchè lei è lì, avvisandolo che non è né comprabile né vendibile e le domande hanno una risposta, una sola risposta, proprio come il quiz televisivo. Le domande sono di una folle o di una lucida mente femminile che porta con sé una verità? …eh già ma bisogna conoscere Pirandello, e conoscere il senso della follia per Pirandello. La vera follia è lucidità, proprio perchè vedi un oltre senza piu’ veli di Maja ed hai chiara la tua vita e quella degli altri. Vi ricordate di Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick ? tratto dal romanzo “Doppio Sogno “ del 1925 di Arthur Schnitzler? l’ultimo film del regista piu’ amato al mondo, credo, attraverso cui in una lunga passeggiata nella notte (andata e ritorno) noi ci chiariamo l’eterno dualismo tra apparenza e realtà? Qui la riproduzione del doppio avviene tutto in un claustrofobico mondo chiuso di confronti e Jack risponde alle domande perchè anche Lui conosce la verità…ma la sua. Siamo nell’ambito di quella realtà finzione per cui è quasi inutile chiedersi quanta forza abbia Katherine e se possa reggere un dinamismo anche acrobatico, perchè una donna, quando ha motivazioni disperate, regge tutto, una donna è destinata quasi ai lavori forzati dalla vita da quando nasce, la sua superiorità è data da una consapevolezza forte che la spinge a misurarsi in un quiz rovesciato. Quando vidi il film a Taormina nella sua versione inglese scrissi che il film di Massimo Coglitore era troppo al di sopra di di ciò che avevo visto in quel Festival che per fortuna si è rinnovato e riconfermo le mie impressioni dopo uno straordinario doppiaggio. E’ un film d’anima e per anime, un avvincente triller psicologico ma non solo perchè, in genere, i registi siciliani ma anche molti del Sud Italia, recano con sé un mondo di visioni, di letteratura, di conoscenza, di sofferenza, di ricerca, che è unico. Magico, essenziale. Si confrontano con tutto ciò che li circonda e la passione ne fa dei creativi puri. Coglitore immette lo spettatore in maniera totale dentro un antro della coscienza, in cui i personaggi sono soli, se fossero stati in una stanza non sarebbe stato lo stesso. L’ascensore è un luogo ristretto fatto di luce ed ombra. L’ascensore si ferma, sale, scende si blocca, questo è l’unico dinamismo consentito, perchè i contendenti sono face to face e, sì puoi quasi percepirne il respiro. Coglitore gli sta addosso estrae le loro debolezze, la forza, viene fuori lentamente la menzogna e la verità, ed ecco che alla fine tutto è ancora in dubbio. Ma credo che la Verità abbia una sua intima essenza di vita, perchè forse può prescindere dagli inganni? C’è un momento del film in cui lo spettatore è coinvolto ed entra senza quasi volerlo nella storia, come se fosse in quell’infernale ascensore! Questo è dovuto proprio alla visibile mano registica di Massimo Coglitore, un autore che sa cosa sia il cinema anche dal punto di vista tecnico non a caso sceglie come direttore della fotografia Vincenzo Carpineta. Il tema dell’alternanza, già previsto, con la vita di fuori del personaggio di potere viene fuori nella fase del montaggio…il carnefice delle masse televisive, compare a tratti nella sua vita quotidiana del programma a quiz di prima, riproducendo l’incalzare di domande e risposte. Credo Massimo Coglitore crei il “cinema del dettaglio”, non trascurando nessun particolare in una sintonia efficace con la scrittura. Cita la Bibbia, la infanzia, il Bene ed il Male, ed è la vita interiore, non i singoli accadimenti, che arrivano. Personalmente ho molto amato la filastrocca musicale Itsy Bitsy Spider , canzoncina per bambini che canta la donna e che impone di cantare a chi ragnetto non è piu’. La recitazione degli attori bravissimi Caroline Goodall, nel ruolo di Katherine, e James Parks, nel ruolo di Jack, è straordinaria e Burt Young, completa sicuramente la figurazione dei personaggi perchè nella vita c’è anche chi, da povero diavolo, entra in un gioco più grande di Lui.

Andate a vedere il film non posso svelare tutto. Perchè…. mi piace che il pubblico capisca da sé ….

Disse Kubrick in una intervista: Una delle cose che trovo sempre estremamente difficili, quando ho finito di realizzare un film, è quando un giornalista o un critico cinematografico mi chiede ‘cosa hai tentato di dire con questa storia?’. Sperando di non essere troppo presuntuoso nell’usare l’analogia, vorrei ricordare cosa disse T.S. Eliot a qualcuno che gli chiedeva – credo a proposito diTerra desolata cosa aveva voluto significare con quel poema. Lui rispose: ho voluto intendere ciò che ho detto”.

Anna Mazzaglia

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Autore: Anna Mazzaglia

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