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PREMI PREMIATI E PREMIONI MA… A TAORMINA TUTTO ANCORA DEVE AVVENIRE

Facebook Twitter Google + Si e’ conclusa la 65a edizione del Taormina Film Fest che, con 78 film in programma in rappresentanza di 24 differenti Paesi, ha riscosso certamente successo, anche se il pubblico si è visto solo in alcune proiezioni, sia al Palacongressi che al Teatro Antico. Non mi piace non dire la verità, […]

Si e’ conclusa la 65a edizione del Taormina Film Fest che, con 78 film in programma in rappresentanza di 24 differenti Paesi, ha riscosso certamente successo, anche se il pubblico si è visto solo in alcune proiezioni, sia al Palacongressi che al Teatro Antico. Non mi piace non dire la verità, magari sui social si registra diversamente. Ma bisogna dire che sebbene il Festival cresce siamo ancora al secondo anno, dove le chicche sono state altre, come “Visioni Private” di Francesco Calogero e Ninni Bruschetta o la Mostra sui film interamente girati a Taormina, alla Casa del Cinema, fortemente voluta da Ninni Panzera, Segretario Generale della Fondazione Taormina Arte, che ha annunciato anche che si tramuteranno in proiezioni, per far vedere al pubblico questi film rari proprio nella saletta di 50 posti allestita presso la stessa Casa del Cinema in Corso Umberto 19, oppure la visione del film straordinario del 1919 L’Appel Du Sange per la regia di Louis Mercanton, commentato magistralmente in sala dal musicista Giovanni Renzo o l’incontro alla Casa del Cinema con Felice Laudadio che ha presentato la rivista di cinema Bianco e Nero su Bernardo Bertolucci, si tratta di una rivista quadrimestrale prodotta dal centro Sperimentale di Cinematografia di Roma che affronterà il rapporto con un singolo autore visto da piu’ autori. La rivista è un vero libro prezioso. Sentire parlare Laudadio è ricordarsi di un altro tempo e…. di altri tempi, quando ancora lavoravo al Palazzo dei Congressi per fare il giornale ufficiale del Cinema ed apprendere sia da Ghezzi ma anche da Laudadio un modo di concepire il cinema assolutamente diverso e speciale, reso in due modi differenti, ma ambedue che dimostravano la eccellenza dei Maestri Fu una esperienza indimenticabile, anche se chiudevo il giornale anche alle 4 del mattino ed alle 8,00 ero al lavoro.

Un Festival vincente anche sui social, con 400mila visualizzazioni che riguardano solo la settimana della kermesse fino alla serata di venerdì. ( sì ma mi dico i giovani invece di stare sui social a curiosare, perchè non erano in sala ed intendo al Palacongressi, dove una proiezione dietro l’altra ha mostrato un cinema assolutamente vincente ed educativo? ove i grandi tempi sono stati: integrazione, immigrazione, la musica grande e magistrale dentro i film ed, ovviamente, il cinema delle donne? Ma anche le Master class, che stanno diventando solo una sorta di intervista a due, con pochissime domande del pubblico, appaiono una occasione, tranne casi rarissimi, di stimolare l’interesse piu’ per i Vip che per il cinema! Non ho visto a queste proiezioni i ragazzi e neppure gli studenti della Università di Catania e Messina che pure hanno attribuito un premio.

Quello che non capisco è perchè abbiamo sempre diversi Uffici Stampa, quando a Taormina avevamo un Ufficio stampa diretto da Fabio Tracuzzi e con un insieme di persone tra cui spicca il nome di Milena Privitera che funzionava benissimo. Conoscevano tutti i giornalisti e svolgevano un ottimo lavoro anche di accoglienza. Io mi sono sempre chiesta a chi inviare i comunicati perchè mi sono realmente confusa.
La sessantacinquesima edizione del Taormina Film Fest, ha avuto presenze internazionali di star del calibro di Nicole Kidman, Octavia Spencer, Julia Ormond, Oliver Stone, Peter Greenaway, Phillip Noyce e Richard Dreyfuss, ed è prodotta e organizzata da Videobank, con la direzione artistica di Silvia Bizio e Gianvito Casadonte. Al festival la Apple ha annunciato il proprio ingresso ufficiale in un festival internazionale, presentando la sua nuova serie drammatica Truth Be Told, creata da Nichelle Tramble e ispirata dal romanzo di Kathleen Barber e ha presentato il documentario “The Elephant Queen”, diretto da Mark Deeble e Victoria Stone e il film “Hala”, diretto da Minhal Baig per la produzione esecutiva di Jada Pinkett Smith.  La giuria lungometraggi, composta da Oliver Stone, André Aciman, Carlo Siliotto, Paolo Genovese, Elisa Bonora, Carolina Crescentini e Julia Ormond ha decretato come vincitori:
PREMIO
CARIDDI D’ORO per il MIGLIOR FILM: Show Me What You Got, di Svetlana Cvetko, film interessante, ma non il miglior film, ma avevo previsto che avrebbe vinto: Svetlana Cvetko è al suo esordio, si tratta di un film girato in parte in Italia ed è coprodotto da Philipe Noyce e nel cast figura Cristina Rambaldi, attrice protagonista, nipote del genio degli effetti speciali Carlo Rambaldi (ricordiamo E.T. Alien e King Kong tutti premi Oscar). Non crederò mai che il film non si segnalasse da sé ed infatti dissi…questo vincerà sicuro (certamente ho un intuito da…pauta!)
PREMIO CARIDDI D’ARGENTO per la MIGLIOR REGIA: Minhal Baig per Hala, film decisamente dolce, fortemente acre in alcuni passaggi, sulla integrazione razziale, mi sembra che sia stato attenzionato da Apple già al Sundance Film Festival per la nuova piattaforma di video streaming. Hala, diretto da Minhal Baig e con Jada Pinkett Smith come produttore esecutivo, viene descritto come un film drammatico sulla crescita. Al momento non sono stati specificati i dettagli economici conclusi comunque comprendiamo . La protagonista del film è la diciassettenne Hala,che vive quotidianamente un conflitto tra la sua famiglia di tradizione musulmana e la moderna scuola superiore in cui studia. Hala dovrà lottare con la sua identità, ma scoprirà un terribile segreto che porterà la madre ad evolversi. Il film vede la partecipazione di Geraldine Viswanathan nel ruolo dell’attrice principale, insieme a Purbi Josh, Azad Khan, Gabriel Luna e Anna Chlumsky.PREMIO CARIDDI D’ARGENTO per la MIGLIOR SCENEGGIATURA: Picciridda, scritto da Paolo Licata con la collaborazione di Ugo Chiti e basato sul romanzo di Catena Fiorello. Il film buca lo schermo per la presenza di una stupenda Lucia Sardo e della piccola attrice Marta Castiglia, superba interpretazione, che vola a Los Angeles con i genitori in business class e se lo merita. Ma anche per questo film avevo previsto il premio ora a meno che io non sia una santona, capisco che il business è cinema e viceversa, anche nel caso che il film sia poi obiettivamente bello, ma sempre non il migliore;
PREMIO MASCHERA DI POLIFEMO per il MIGLIOR ATTORE: Jarrid Geduld per il film Ellen: die storie van Ellen Pakkies
PREMIO MASCHERA DI POLIFEMO per la MIGLIOR ATTRICE: Jill Levenberg per il film Ellen: die storie van Ellen PakkiesNon posso illuminarVi perchè, per la fitta programmazione, non ho visto questo filmMENZIONI SPECIALI: “Nello spirito delle giovani donne viste in Hala, Show me what you got, Picciridda, This Teacher, Vai, In the life of Music e Azali ma la necessità di onorare le donne è caduta sulle interpretazioni di Marta Castiglia e Lucia Sardo nel film Picciridda. E qui mi arrendo perchè le interpretazioni di ambedue lasciano senza parole. La giuria documentari composta da: Donatella Finocchiaro, Bedonna Smith, Andrea Pallaoro e Patrizia Chen assegna il Premio CariddiPREMIO MIGLIOR DOCUMENTARIO a One Child Nation diretto da Nanfu Wang e Jialing Zhang. Sottolinea la giuria “un film che ci ha commosso profondamente per la sua onestà e per il suo impegno a dare luce su un momento buio nella storia che continua ad avere impatto sulla vita di miliardi di persone intorno al mondo oggi”. MENZIONI SPECIALI a Patma Tungpuchayakul per Ghost Fleet e a Andrea Crosta per Sea of Shadows. La motivazione della giuria recita: “due personaggi che abbiamo incontrato nei film che abbiamo visto e che hanno toccato i nostri cuori come eroi, avendo messo la loro vita in pericolo e rischiando tutto per difendere l’umanità e il futuro del pianeta”. Si parla di salvare il mondo rischiando la vita sempre girando sotto copertura ecco perchè il film è ardito ed ancora piu’ apprezzabile.

Gli altri premi:

VIDEOBANK AWARD GRAND PRIX DOCUMENTARY a Revealing Ukraine diretto da Igor Lopatonok e prodotto da Oliver Stone, film eccezionale di inchiesta alla maniera di Stone.
PREMIO VIDEOBANK a Guja Jelo, commossa e superba attrice di teatro e cinema che ha ringraziato Aurelio Grimaldi per il suo ingresso nel cinema
PREMIO VIDEOBANK a Mario Incudine, se lo meritava per tutto, canzoni stupende le sue e grande musica … sta iniziando a lavorare nel cinema.
PREMIO ANGELO D’ARRIGO a Oliver Stone, la migliore presenza in questo Festival sia come artista che come UOMO;
PREMIO DEL FESTIVAL a Luca Josi, Executive Vice President, Brand Strategy, Media & Multimedia Entertainment di TIM VISION “per il significativo contributo che ha dato al cinema in Italia con le sue pubblicità collegate all’immaginario filmico”, ed anche questo premio mi è piaciuto, alcuni filmati nelle pubblicità in realtà sono realmente artistici;
PREMIO WELLA a Maria Grazia Cucinotta; dove c’è Sicilia arriva Maria Grazia Cucinotta, splendente di una bellezza ingenua che arriva a Taormina con un film sulla musica che tocca animi umani ed unisce famiglie in ricordo di una grande passione, con Tutto Liscio di Igor Maltagliati, a ricordarci un grande sogno e la musica dei Casadei, con le sue canzoni che cantavamo in sala.
MENZIONE SPECIALE TAORMINA FILM FEST al corto IL GIORNO PIU’ BELLO, scritto e diretto da Valter d’Errico e prodotto da Jo Champa “per essere vicino a tutte le persone vittime di violenza e per aver veicolato il messaggio che la denuncia e’ fondamentale. Denunciate!”

PREMIO CENTER STAGE COMPETITION per il MIGLIOR FILM della giuria di studenti delle università di Catania e Messina, coadiuvato da studenti internazionali a Spiral Farm, di Alec Tibaldi, con Piper De Palma
PREMIO CENTER STAGE COMPETITION MIGLIOR REGIA a Julia Butler per Slipaway
PREMIO SPECIAL AIR ITALY per un giovane emergente siciliana a Marta Castiglia per la sua interpretazione in Picciridda, sorprendente e promettente attrice, una bambina che parla con gli occhi, i piedi, il corpo, i silenzi….Nel corso di questi giorni hanno ricevuto il Taormina Arte Award: Bruce Beresford, Nicole Kidman, Phillip Noyce, Fulvio Lucisano, Peter Greenaway e Octavia Spencer, oltre a Martha Coolidge, Julia Ormond e Alessandro Haber e Dominique Sanda nel corso della cerimonia finale.Il Festival, che quest’anno ha visto come madrina l’attrice e modella spagnola Rocío Muñoz Morales è stato presentato, nelle serate al Teatro Antico, dalla conduttrice e attrice Carolina Di Domenico, prodotto e organizzato per il secondo anno consecutivo da Videobank, in collaborazione con la Fondazione Taormina Arte (sostenuta dall’Assessorato regionale al Turismo e dal Comune di Taormina), con la direzione artistica di Silvia Bizio Gianvito Casadonte.

Il mio personale premio va invece ad altri film che mi hanno lasciato senza fiato e che non sono tra i premiati. Primo tra tutti “Song of the Tree” del regista Aibek Daiyrbecov. Primo film dello stesso ma anche del suo paese: il Kyrgyzstan in Russia, come Lui stesso racconta. In una steppa desolata nel villaggio di Tien Shan vi sono capi e giovani che si contendono il comando. Barzabai sposa le figlie con chi vuole e la prima si unisce ad un uomo ricco mentre il ragazzo dal cuore tenero Esen ama Begimai. La madre di Esen è molto devota all’albero sacro, l’unico nella steppa e lo protegge, ma quando Barzabai ne ordina la distruzione inizia la discesa agli inferi del Villaggio. Esen scappa è debole e deve diventare forte e lontano da quel posto dimenticato incontra un Uomo che lo renderà davvero invincibile. Questo film che appare come una favola ha una caratteristica spettacolare in realtà è un musical meraviglioso, con voci strepitose, tanto da far pensare ad una impostazione teatrale o alla tragedia Greca. Ma il giovane regista risponde che sicuramente nella sua tradizione esistono le tragedie, così come l’impianto teatrale colpisce profondamente e ciò che appare incantevole è la grandiosità del paesaggio che mi fa pensare al cinema di Michael Cimino. Insomma un film bellissimo in cui la natura risponde esaltando la scelta tra bene e male. Ed è ovvio che il finale è previsto ma ciò che il film insegna è che la presa di responsabilità di un capo che sbaglia ha un valore morale forte. Non capita tutti i giorni di vedere al cinema un musical kirghizo così internazionalmente valido ed il regista spiega che non è una favola ma la storia del suo bisnonno. Il film sta girando il mondo. Già presentato al festival del cinema di Mosca andrà in altri festival. Pur apparendo come un dramma classico il film è originale e sicuramente avrebbe meritato una sorte migliore. La musica è l’elemento con cui i personaggi esprimono i loro sentimenti più profondi, che fanno di questo film il primo musical mai realizzato in Kirghizistan. È inoltre il debutto di Aibek Daiyrbekov come regista, dopo aver acquisito una certa esperienza dall’altro lato della macchina da presa. The song of the tree” è un racconto quasi fiabesco, che coinvolge l’anima.

Ancora un film che ho amato è A son of Man e con questo film arriva dall’Ecuador il realismo fantastico di Luis Felipe Fernandez-Salvador e Pablo Ascaero. Pipe un adolescente americano riceve un biglietto aereo presumibilmente spedito dal padre, qualcuno lo aspetta per una caccia al tesoro per trovare l’oro degli Inca in Equador. Il viaggio è immaginifico e pericoloso attraverso una giungla che non sembra reale. Pare che il film sia stato interamente girato con droni. Appassionato del cinema veritè di Rouche, il regista che vive a Parigi, questo filmaker ardito pensa che questo cinema che non ha una sceneggiatura ma si basa esclusivamente su tante improvvisazioni e su l’uso di una tecnologia particolare possa spingere altri registi a cercare la propria strada in modo nuovo e meno costoso. Il film è prodotto dalla Paracas Indipendent e mi ha veramente appassionato poiché il regista ha fatto anche un Manifesto del reale fantastico che, sin oggi, non ho potuto avere, sebbene richiesto.

Altre sono le considerazioni da svolgere invece relativamente ad una programmazione troppo fitta da non permettere neppure pause pranzo o di vedere film magari in contemporanea costringendo a scrivere di notte. Non si può pensare di invitare critici cinematografici che debbono scrivere solo di star e di programmi nella piu’ completa disorganizzazione pratica. Il rischio che si corre in queste condizioni è che veniamo di nuovo colonizzati per un Festival in cui non ci si sente a Taormina ma a Los Angeles, nonostante sicuramente la bravura di Silvia Bizio, e nel quale si perdono le vere ragioni per cui si fa un Festival di respiro internazionale, dove non vi è un mercato e non ci sono produttori e distributori e neppure un coordinamento tra gli Uffici stampa. Per esempio io ho potuto seguire pochissime conferenze ed altri eventi collaterali che mi interessavano li ho dovuti proprio saltare, anche se quest’anno eravamo in due.

Ecco quello che mi fa felice è la musica ed ho seguito con gran piacere l’orchestra di Palermo formata da ragazzi dai 10 ai 18 anni, ma se il film interessante inizia all’una di notte e ritorni a casa distrutta come fai ad assaporare quello che vedi? Mentre il Festival si tiene stretti ancora alcune persone che decidono le sorti di tutto, anche dei piastrellisti invitati ai cocktail. Una volta ricordo almeno vi era una simpatica cena finale, senza film, in cui tutti ci incontravamo all’Excelsior, ma non è la cena che mi interessa ma l’incontro con chi opera nello stesso mondo dato che chi scrive è anche stata direttore di Festival anche autoprodotti ed è produttore cinematografico. Insomma vado da 30 anni a Venezia ma non ho mai visto quello che succede a Taormina che rischia di non abbandonare il suo provincialismo, peccato! perchè quest’anno vi erano tutti i presupposti per un decollo in piena regola.

Ho un grande rispetto per Videobank e l’ho sostenuta con fervore, poiché una realtà siciliana di cui essere orgogliosi, ma qualche volta ascoltateli i giornalisti autentici, quelli che vi dicono la verità. Perchè noi registriamo i sussulti e le critiche di coloro che non parlano mai e non scrivono che comunicati asettici…ma così muore anche il giornalismo autentico e allora succede che i giornalisti possono restare a casa e vivere di comunicati…

Domani sarà migliore? Io spero di sì come ogni anno, perchè io scrivo per la mia terra ma con un occhio internazionale avendo girato il mondo. Ci sarò il prossimo anno? Nessuno sa nulla di se stesso…certo quando arrivo a Taormina io col cinema mi trasformo..ma anche mi ribello. Il cinema è per me passione dedizione, sogno, infanzia…Vorrei che tutti fossero amici di tutti e che non vi fossero i soliti vip locali….(Mamma Li Santi!). Interessanti i nomi internazionali, ma i grandi registi sono davvero grandi…. e noi? un popolo di illusi che non sappiamo reggerne il confronto.

Anna Maria Mazzaglia Miceli

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Autore: Anna Mazzaglia

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