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MINCHIA SIGNOR TENENTE…PER NON DIMENTICARE MAI CIO’ CHE OGGI ACCADE

Facebook Twitter Google +   Applausi a scena aperta al Teatro Vittorio Emanuele di Messina per Minchia Signor Tenente uno spettacolo scritto da Antonio Grosso che è anche sul palco con gli altri bravissimi interpreti Antonello Pascale, Giole Rottini, Giancarlo Fares, Francesco Siggillino, Gaspare Di Stefano, Alessandra Falanga e con Natale Russo, per la regia […]

 

Applausi a scena aperta al Teatro Vittorio Emanuele di Messina per Minchia Signor Tenente uno spettacolo scritto da Antonio Grosso che è anche sul palco con gli altri bravissimi interpreti Antonello Pascale, Giole Rottini, Giancarlo Fares, Francesco Siggillino, Gaspare Di Stefano, Alessandra Falanga e con Natale Russo, per la regia di Nicola Pistoia. La scena si svolge nel 92, in un piccolo paese di provincia della Sicilia dove non sembra succedere mai niente, ancor più se lo scorrere dei giorni e’ filtrato da una Caserma di Carabinieri: amici che passano il tempo a ricevere improbabili denunce dal sempre solito vecchio del paese che, perde le cose che asserisce gli siano state rubate. Ma questi ragazzi sono buoni ed onesti ed anche il Maresciallo che sembra lasciarli vivere in quest’aura di gioia. Tutto improvvisamente cambia con l’arrivo del Tenente che, ligio a una Legge ottusamente rigida, trasferisce un Carabiniere innamorato della panettiera a Bergamo e come se non bastasse destina ad una missione pericolosissima due dei carabinieri semplici che debbono fare da scorta ad un magistrato. Bella la scelta di descrivere questo microcosmo come il paese delle meraviglie o la stanza della gioia ove dialetti diversi innescano gags per quasi tutto il tempo di durata della pièce, che fa sembrare una commedia comica tutto il districarsi della vicenda. Ma d’un colpo, illuminati dalla luce di anima parlano loro i sacrificati innocenti della strage di mafia ed è lirico il modo di descriversi …l’uno che è diventato polvere e l’altro che non ha coscienza della morte, anzi si vede innalzato da quell’ultimo sguardo del magistrato. Anime di pii travolte dalla tempesta che, in quegli anni amari, segnò la fine dei magistrati Giovanni Falcone e Borsellino. Un boato di cui non resto’ nulla scomparendo anche l’Agenda rossa su cui Borsellino appuntava tutto. L’autore si ispira ovviamente alla canzone di Giorgio Faletti che non vinse il festival di Sanremo, ricordando che il padre anche Lui appartenente alle Forze dell’Ordine sperava nella vittoria di quella canzone, come se questo avesse potuto salvare l’Italia. Invece dopo le bombe fragorose e dopo i complotti l’Italia è diventata peggiore. Forse non più boati, ma la mafia è penetrata nelle Istituzioni dello Stato facendo aumentare, nella popolazione affamata ed avvinta dalla crisi economica, la paura che perennemente si resti avvolti da una piovra più terribilmente offensiva che non in passato. E proprio per questo che i carabinieri della stazione gridano uno strozzato MINCHIA SIGNOR TENENTE, quando questi parla, senza sapere, di ONORE. Ed ecco che un telo bianco scende ed appaiono i visi di coloro che sono morti per la difesa del paese e l’applauso commosso si prolunga. Ma noi dobbiamo aver paura? Mai!….la paura genera un senso di morte interiore, la paura è assenza di reazione, la paura è lasciare che tutto cambi per restare tale e quale. La paura è non osare alzare la voce, quando è necessario non allinearsi e stare fuori dal coro. Il monito arriva da questa pièce teatrale tremula sinuosa da cui sgorgano lacrime per ridere e lacrime di tristezza, da questo momento profondamente meditativo che mi fa chiedere ma perché non è stata proposta la visione ai ragazzi delle scuole con i matineè? Perchè questo Teatro si sta così chiudendo senza tentare politiche economiche che possano far rifiorire l’interesse alla frequentazione di un bellissimo programma? E qui mi chiedo…e… lungamente perché chi fa un programma e sceglie un percorso culturale così avanzato, non segue l’andamento al botteghino di quel programma? Perchè la cultura del teatro e del cinema e/o della musica non è diffuso e condiviso?

Bè mi ripropongo di tornare su, per le antiche scale, per capire cosa sia accaduto….quali incomprensioni hanno generato allontanamenti dei direttori artistici.

Questo era sicuramente uno spettacolo non per pochi intimi in platea, ma fortemente educativo.

So di essere una piccola voce, ma vivo tutti i disagi di una citta’ che ha le sue lobbies e mi sento di non appartenere alla logica suicida di chi deve per forza infilarsi in strani disastri o connubi. Io spero che dopo l’avvento di Egidio Bernava, anche se so che non tutto Lui possa fare, si veda una sia pur pallida luce di rinnovamento e che si possa di nuovo parlare di un teatro che si apre alla città utilizzando tutto il teatro ….perchè se non cambiamo noi ma come vogliamo che cambi un modo di pensare….come vogliamo riappropriarci di quella beata cultura che non ci fa più aver paura della VERITA’?

E su l’onda della forte emozione che acquisto l’Agenda Rossa…gli incassi servono per aiutare giovani studenti e io amo cio’ che Borsellino appuntava sulla sua Agenda anche se non ho avuto il piacere di conoscerlo. No…non scriveva delle subculture che non spaventano nessuno …aveva capito che lo Stato si era insinuato come una biscia per “usare” la povertà delle classi deboli di Palermo….per arrivare sino ad oggi …in cui Mafia Capitale ha impoverito lo Stato rendendolo schiavo dei centri di potere e della Banca Centrale Europea. Attento popolo il teatro fa pensare, la cultura innesca la rivoluzione…benedetta e santa e credo anche salvifica.

Anna Maria Mazzaglia

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Autore: webnetworknews

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