TAOBUK : TANTI MAESTRI, TANTA LETTERATURA E TANTA ARTE DAL CINEMA ALLA MUSICA PER CELEBRARE LA BELLEZZA

 

Gli spettatori di Taobuk, la manifestazione dedicata alla letteratura che si tiene ogni estate a Taormina, hanno fischiato dalle tribune del teatro antico il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano sul palco per premiare il Nobel Jon Fosse con il Taobuk award. Grande imbarazzo per il presidente della Regione Renato Schifani che aveva accolto Sangiuliano e che anche Lui si è preso la sua dose di fischi. Due anni fa, sempre a Taobuk, le bordate di fischi presero di mira l’allora governatore della Sicilia, Nello Musumeci, oggi ministro della Protezione civile. Perché questi due mondi non si incontrano? Perché uno è purissimi ed eccelso l’arte che è anche la identità mentre l’altro è un mondo che probabilmente non sposa la grande energia delle arti ma oggi è qui per finanziarne il progetto che tra l’altro, grazie alla forza di Antonella Ferrara sta spopolando negli anni dando un tocco di gran classe alla manifestazione. Jon Fosse premio Nobel per la letteratura si commuove parlando della sua conversione alla religione cattolica e della lettera di Papa Francesco. Settologia ben 1250 pagine senza un punto. Il romanzo, è scritto sotto forma di monologo in cui un artista anziano parla a sè stesso come a un’altra persona. Il lavoro procede apparentemente all’infinito e senza interruzioni di frase, ma è formalmente tenuto insieme da ripetizioni, temi ricorrenti e un arco temporale fisso di sette giorni. Ciascuna delle sue parti si apre con la stessa frase e si conclude con la stessa preghiera a Dio”. La prima parte è dedicata al dipinto che il narratore, Asle, non ha potuto completare pur essendogli cara, diventando un’icona “il suo emblema è una croce che indica il tema centrale della morte”: “C’è inoltre un motivo dominante inscritto nella croce dipinta. Nella sezione di apertura del romanzo, ci è consentito l’accesso ai pensieri di Asle mentre vaga per la città tentando di salvare il suo amico e omonimo Asle dalla morte in un cumulo di neve. Quest’altro Asle appare come una versione infelice e alcolizzata dell’omonimo artista cristiano, il primo può essere interpretato come il tratto marrone del dipinto e il secondo come il viola, i loro destini si sono incrociati al momento della morte”. Io e un altro, secondo volume della Settologia, Asle è ancora giovane. Tra amori fugaci, alcool, gruppi rock e sigarette, i due Asle si incontrano per la prima volta. Si assomigliano stranamente, si vestono allo stesso modo ed entrambi vogliono fare i pittori. E sarà proprio grazie all’arte, frequentando l’Accademia, che Asle incontrerà per la prima volta sua moglie. Con una prosa ipnotica, pervasiva, quasi magica, il sequel dell’Altro nome ci mette con prepotenza di fronte al vero significato di essere vivi: rimanere da soli a tavola dopo aver finito di fare colazione, il calore di un abbraccio, il piacere di guidare in silenzio tra la neve. Un’incantata serenità che, di pagina in pagina, si trasforma in una profonda riflessione a tutto campo sull’amore, sull’arte, su Dio, sull’amicizia e sullo scorrere del tempo.

Per quindici anni  – dice Fosse – avevo scritto solo opere teatrali e lavorato su mille produzioni ma poi ho detto basta ed ho cominciato a scrivere poesie e romanzi finchè mi è venuto in mente che volevo scrivere una prosa lenta che descrivesse anche un bicchiere di acqua. Poi mi sono spostato in Austria e scrivevo dalle 5 alle nove del mattino e quindi è arrivato il romanzo sulla solitudine in cui il pittore incontra il suo doppio ed è stato proposto per vari premi. Narra con serenità Fosse del suo Nobel che ha fatto innamorare milioni di persone.

Arriva sul palco anche il premio Oscar Paolo Sorrentino che torna a Napoli per parlare di sé e della sua giovinezza che quando si guarda negli anni diventa breve e meravigliosa, come l’attimo fuggente. Sorrentino sostiene che il cinema italiano è invidiato all’estero dove viene molto venduto mentre per Lui l’icona del cinema siciliano resta Tornatore e “Nuovo cinema Paradiso”. Arriva poi a ritirare il suo premio Jonathan Safran Foer e quando gli si chiede della identità ebraica risponde che non sa cosa sia come quella palestinese. Egli individua come uno spazio “sotto il tavolo” in cui scomparsi i social le persone si incontrino e parlino di una identità condivisa. Li è possibile creare empatie e dar spazio alla letteratura. Lo spazio dove si stringe la mano è il libro. La letteratura è uno spazio empatico sostiene lo scrittore. Arrivano sul palo anche Nicoletta Manni splendida ballerina della Scala di Milano col coreografo Moses Plendeton ed Elvira Terranova, giornalista quotata in processi di cronaca giudiziaria, sempre indipendente. E poi Marina Abramović, classe 1946, che ricopre una posizione di fondamentale importanza nella storia dell’arte contemporanea. La sua poetica, sensibile allo studio antropologico del comportamento umano, si esprime attraverso la cosiddetta performance art, fatta di esperienze sensoriali e psicologiche profonde, toccanti, che sia attraverso una tensione emotiva che una riflessione razionale, arrivano dritte al cuore del suo pubblico. la biografia di Abramović, è interessante come il suo rapporto professionale – che è un tutt’uno con quello personale – con Ulay e cosa l’ha resa l’artista più nota della nostra contemporaneità. Marina Abramović, classe 1946, ricopre una posizione di fondamentale importanza nella storia dell’arte contemporanea. La sua poetica, sensibile allo studio antropologico del comportamento umano, si esprime attraverso la cosiddetta performance art, fatta di esperienze sensoriali e psicologiche profonde, toccanti, che sia attraverso una tensione emotiva che una riflessione razionale, arrivano dritte al cuore del suo pubblico. Marina Abramovic, nata nel 1946 a Belgrado, in ex Jugoslavia, è senza dubbio una delle artiste più significative del nostro tempo. Fin dall’inizio della sua carriera in Jugoslavia, nei primi anni Settanta, durante i quali ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Belgrado, la Abramovic è stata pioniera nell’uso della performance come forma d’arte visiva. Il corpo è sempre stato sia il suo soggetto che il suo oggetto. Esplorando i limiti fisici e mentali del suo essere, ha resistito al dolore, allo sfinimento e al pericolo nella ricerca di una trasformazione emotiva e spirituale. La preoccupazione della Abramovic è quella di creare opere che ritualizzino le semplici azioni della vita quotidiana come sdraiarsi, sedersi, sognare e pensare; in effetti la manifestazione di uno stato mentale unico. Membro fondamentale della generazione di artisti pionieri della performance che comprende Bruce Nauman, Vito Acconci e Chris Burden, la Abramovic ha creato alcune delle più storiche opere performative degli esordi ed è una delle poche a realizzare ancora importanti opere di durata.

Dal 1975 al 1988, la Abramovic e l’artista tedesco Ulay si sono esibiti insieme, trattando il tema delle relazioni di dualismo. Dopo la separazione nel 1988, la Abramovic è tornata a esibirsi da sola nel 1989. Abramovic ha proposto il suo lavoro attraverso performance, suono, fotografia, video, scultura e “oggetti transitori per uso umano e non umano” in mostre personali presso importanti istituzioni negli Stati Uniti e in Europa, tra cui lo Stedelijk Van Abbemuseum, Eindhoven, Paesi Bassi (1985), il Musée National d’Art Moderne, Centre Georges Pompidou, Parigi (1990), la Neue National Galerie, Berlino (1993) e il Museum of Modern Art, Oxford (1995). Il suo lavoro è stato anche incluso in molte mostre internazionali su larga scala, tra cui la Biennale di Venezia (1976 e 1997) e Documenta VI, VII e IX, Kassel, Germania (1977, 1982 e 1992). Nel 1995, la mostra Objects Performance Video Sound della Abramovic è stata esposta al Museum of Modern Art di Oxford, all’Irish Museum of Modern Art di Dublino e alla Fruitmarket Gallery di Edimburgo. Nel 1998, la mostra Artist Body – Public Body è stata oggetto di un’ampia tournée che ha toccato il Kunstmuseum e la Grosse Halle di Berna e La Gallera di Valencia. Nel 2000 ha tenuto una grande mostra personale al Kunstverein di Hannover. Nel 2002 ha partecipato alla mostra Berlino-Mosca, inaugurata al Martin Gropius-Bauhaus di Berlino e conclusasi nel 2004 al Museo Storico di Stato di Mosca. Nel 2004 la Abramovic ha esposto anche alla Whitney Biennial di New York e ha tenuto un’importante mostra personale, The Star, al Marugame Museum of Contemporary Art e al Kumamoto Museum of Contemporary Art, in Giappone. Marina Abramovic ha svolto numerose lezioni e conferenze in Europa e in America, tra cui la Hochschule fur Bildende Kunst di Amburgo e l’Ecole des Beaux Arts di Parigi. Nel 1994 è diventata docente di Performance Art alla Hochschule fur Bildende Kunst di Braunschweig, dove ha insegnato per sette anni. Nel 2004 le è stato conferito un dottorato onorario dall’Art Institute di Chicago. È stata premiata con il Leone d’oro come miglior artista alla Biennale di Venezia del 1997 per la sua straordinaria installazione video/performance Balkan Baroque e nel 2003 ha ricevuto il Bessie per The House with the Ocean View, una performance di 12 giorni alla Sean Kelly Gallery di New York. Nel 2005 la Abramovic ha presentato Balkan Erotic Epic alla Fondazione Pirelli di Milano e alla Sean

Kelly Gallery di New York. Nello stesso anno, ha tenuto una serie di performance intitolata Seven Easy Pieces al Guggenheim Museum di New York, che ha ricevuto il premio per la migliore mostra di arte basata sul tempo del 2005-2006 dalla United States Art Critics Association.

Nel 2008 è stata premiata con la Croce di Commendatore austriaco per il suo contributo alla storia dell’arte e nel settembre 2009 è stata decorata con il Dottorato onorario in Lettere dall’Università di Plymouth, Regno Unito. Nella primavera del 2010, l’artista ha tenuto la sua prima grande retrospettiva negli Stati Uniti presso il Museum of Modern Art di New York, eseguendo contemporaneamente la sua opera di lunga durata The Artist is Present per più di 700 ore. Questa retrospettiva vanta di essere stata vista da oltre 850.000 visitatori. Nell’estate del 2011, alla Abramovic è stata conferita la laurea honoris causa di Doctor of Fine Arts dal Williams College di Williamstown, Massachusetts. Nel 2011 è stata presentata una pièce teatrale di Robert Wilson intitolata The Life and Death of Marina Abramovic e la retrospettiva The Artist is Present è stata portata in tournée con grande successo al Garage di Mosca. Nel gennaio e febbraio 2012 il documentario della HBO, dal titolo analogo, è stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival nello Utah e alla Canadian Film Premiere del Reel Artists Film Festival di Toronto. Questo film ha vinto il premio del pubblico al Festival di Berlino. Uno spezzone di questo film, che la vede riunirsi con Ulay durante questa performance, ha quasi 30 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Nella primavera del 2012 la Abramovic ha lanciato una grande mostra doppia al PAC e alla Galleria Lia Rumma di Milano, presentando tutti i suoi nuovi lavori e presentando al mondo il Metodo Abramovic. L’artista si è esibita nella pièce teatrale di Robert Wilson The Life and Death of Marina Abramovic, che ha debuttato a Manchester nel 2011 ed è poi passata da Madrid in aprile a Basilea, Amsterdam e Anversa nel giugno 2012. L’opera è stata rappresentata a Toronto al Luminatio festival e a New York al Park Avenue Armory nel 2013. Usando se stessa e il pubblico come medium, Abramovic si è esibita per tre mesi alla Serpentine Gallery di Londra, nel 2014; l’opera è stata intitolata, in base alla durata del lavoro, 512 Hours. Abramovic ha fondato il Marina Abramovic Institute (MAI), una piattaforma per lavori immateriali e di lunga durata per creare nuove possibilità di collaborazione tra pensatori di tutti i campi. L’istituto ha assunto la sua forma più completa nel 2016 in collaborazione con NEON in “As One”, Museo Benaki, Atene. Nel 2016 ha pubblicato il suo libro di memorie Walk Through Walls, edito da Crown Archetype il 25 ottobre 2016. La sua retrospettiva, The Cleaner, è stata inaugurata al Moderna Museet di Stoccolma nel febbraio 2017 e ha fatto tappa al Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca, all’Henie Onstad Kunstsenter di Oslo, alla Bundeskunsthalle di Bonn e a Palazzo Strozzi a Firenze, per concludersi al Museo di Arte Contemporanea di Belgrado, in Serbia, nel 2019.

La sua pubblicazione più recente è A Visual Biography, edita da Laurence King nel 2023. Nel settembre 2023 ha inaugurato una mostra personale alla Royal Academy, diventando la prima artista donna nei 250 anni di storia dell’istituzione a occupare con le sue opere l’intero spazio della galleria.La mostra sarà itinerante in diverse sedi in Europa fino al 2026. Al teatro è stata proiettata una stupefacente performance sulle sette morti di Tosca con la voce della superba di Maria Callas. Un fluttuare nello spazio con una interpretazione artistica e visiva del volto.

Presnti alla serata di gala anche l’orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania diretta dal M.o Fratta , i Momix ballerini volanti e la voce di Noemi che ha allietato la serata.

Premiato il regista Ferzan Ozpetek che racconta come ha sempre amato le cose strane rivelando il suo mondo di segreti e misteri. Allietata la serata con la voce inconfondibile del tenore internazionale, per la prima volta in Sicilia, Riccardo Massi e presentato da Kasia Smutniak il suo documentario sul grande muro. Insomma una serata piena ed effervescente che ha unito arti ed arte come del resto  ha voluto Taormina in questi giorni pieni di un evento irripetibile.

 

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